Si conclude oggi, con questo quarto appuntamento dedicato al fattore WOW, la rubrica che vuole rievocare le cinque migliori performance, di questa appena conclusasi decade eurovisiva, che abbiano lasciato un segno nel solco dei temi cari all’Eurovision Song Contest.

Dopo aver passato in rassegna quelle a tema della sensualità, poi a sfondo romantico e infine quelle definibili trash, è ora la volta delle esibizioni che hanno incantato visivamente e che continuano a offrire all’Eurovision la miglior reputazione: parliamo delle performance incentrate sul vero spettacolo coreo-scenografico.

Questo particolare concorso musicale europeo ha vissuto una profonda evoluzione, in questi ultimi anni, essendo passato da mera gara musicale a efficace show televisivo, nel quale viene data sempre maggior importanza alla parte coreografica e scenografica. La riuscita del brano passa anche e soprattutto attraverso questi elementi che determinano la posizione di classifica finale e, quanto più si otterrà nello spettatore l’effetto “wow”, tanto più ci si avvicinerà alla vittoria.

È stato davvero difficile, per questo articolo, selezionarne “solo” cinque e, ancor più, ordinarli in una classifica.

5ª posizione: Montenegro 2014, con “Moj Svijet”, di Sergej Ćetković. “Il mio mondo” (traduzione del titolo dal montenegrino) è un brano incantevole tanto quanto la coreografia dedicatagli. La melodia viene accompagnata da una pattinatrice che, come per magia, danza sullo sfondo di un paesaggio incantato. La ballerina volteggia per tutta la lunghezza del palco sfiorandone la superficie, lasciandosi dietro ogni tocco una delicata scia e ricamando tutt’attorno al cantante un’atmosfera surreale che omaggia l’elegia del brano, una semplice quanto di effetto dichiarazione d’amore. La messa in scena testimonia come molto spesso non serva ricorrere a costosi effetti per trasmettere emozioni. Con questa canzone il Montenegro conquista la finale per la sua prima volta:

4ª posizione: Russia 2016, con “You Are The Only One”, di Sergey Lazarev. Sia il video ufficiale che il live, entrambi dal costo economico elevatissimo, appartengono alla storia memorabile dell’Eurovision Song Contest. “Thunder ‘n’ lightning it’s gettin’ excitin'” si legge nel testo in maniera profetica: il suono iniziale di una campana preannuncia davvero tuoni e lampi. È tuttavia la seconda parte del brano quella di maggiore spettacolarità: una serie di effetti 3-D fa apparire magicamente alcuni scalini su di uno schermo posto alle spalle del cantante che a quel punto vi salta su, in un difficile gioco di equilibrio, reale e scenografico. Essi lo fanno lievitare, quindi precipitare in un vorticoso tunnel spaziale dal quale Lazarev riemerge, regalando un’immagine finale secondo la quale si è capaci di vincere anche la forza del sole. Al termine si resta estasiati. Candidata alla vittoria, “You Are My Only One” termina il concorso al terzo posto, non senza polemiche:

3ª posizione: Svezia 2015, “Heroes” cantata da Måns Zelmerlöw. È questo l’esempio più emblematico di come gli effetti visivi possano far conquistare una vittoria all’Eurovision. La Svezia ha portato sul palcoscenico una performance totalmente innovativa, tra immagini olografiche ed effetti di elevata calibratura, offrendo uno spettacolo che sino a quel momento non si era mai visto. Dallo schiocco delle dita della mano del cantante si origina un simpatico folletto che condividerà tutta l’esperienza del brano. Con lo stesso Zelmerlöw interagisce, si confronta, condivide gioie e sofferenze. Il suo aspetto fisico e la bella presenza, unitamente alle sonorità dance della canzone, hanno fatto il resto. Vittoria, anche qui, però, coronata da numerose polemiche:

2ª Posizione: Australia 2019, “Zero Gravity” di Kate Miller-Heidke. Lo spettacolo ha emozionato ancor di più lo spettatore in arena, rispetto a quello che si trovava davanti agli schermi. La melodia, da pelle d’oca, non rende di per sé il vero senso della canzone che viene invece completato grazie all’architettura della messa in scena. La cantante è accompagnata da altre due coriste, poste rispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra, tutte sospese su altissimi pali che inizialmente, in tv, non si vedono. La voce sopranile della Miller-Heidke, al verso cinguettante di “Zero Gravity”, accompagna le tre donne che si librano nell’aria in oscillazioni verso destra e verso sinistra, apparentemente originate dai movimenti gestuali delle braccia. Quando poi i movimenti divengono molto più ampi e sullo sfondo viene proiettata esclusivamente la profondità dello spazio interstellare, le protagoniste appaiono perdersi in un moto giocoso generato dall’assenza di gravità. L’Australia termina l’edizione “soltanto” al nono posto:

1^ Posizione: Islanda 2019, “Hatrid Mun Sigra” degli Hatari. Il gruppo islandese, passato alla ribalta e sul quale si è discusso tantissimo, vince questa speciale classifica. Tralasciando tutti gli aspetti di contorno alla loro esibizione prima e dopo l’Eurovision e restando esclusivamente sulla rappresentazione dell’arte, è indubbio che gli stessi siano dei campioni. La cura maniacale di ogni elemento di scena, la scelta del genere metal-punk-rock di stampo Rammstein, sono efficaci nell’esplicazione del messaggio che voleva essere rappresentato. Il capitalismo quale male della società è perfettamente espresso nell’atteggiamento bestiale, ma nel contempo tentatore, del primo cantante, che ha quella forza demoniaca contro la quale si cerca invano di resistere ma l’uomo, debole e peccatore, che pur tenta di sottrarsi alle richieste adulatorie, alla fine non ce la fa e cede, prostrandosi, in quell’immagine finale in cui il male pone il proprio piede sopra l’uomo e alza il braccio vittorioso al cielo. Ce l’ha fatta. Il demonio continua a trionfare (“L’odio prevarrà” – traduzione del titolo). Noi di Eurofestival Italia abbiamo ampiamente trattato il tema posto alla base di questa performance, che resta tra le migliori mai rappresentate all’Eurovision Song Contest, frutto del lavoro di coreografi che hanno saputo portare vero teatro su questo palco, senza ricorrere a costosi effetti televisivi o computerizzati. L’Islanda ha terminato l’edizione al decimo posto:

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