Torna anche quest’anno il nostro diario dedicato alla città che ospita l’Eurovision Song Contest. Aneddoti, curiosità, informazioni e incontri direttamente da Lisbona, la capitale del Portogallo.

Un acuto che ti fa venire il brivido di piacere lungo la schiena. Mi sono ritrovato a cantare con Eugent Bushpepa, lui sul palco, io seduto sul balcone dei giornalisti, quasi senza accorgermene. Le parole son venute da sole, troppa era la voglia di partecipare, in un momento che dura tre minuti e una vita, ad una voce spettacolare.
(Arena. Balcaos. Io a bocca aperta).

“Ok, sei pronto?” “Sì, ho studiato”. “Ok, la prima domanda è: Dove sei nato?” “Sì, la so, sono nato a Kiev”. “Ma sapevamo che eri Bielorusso…” “No, mi ricordo bene. Sul libro c’è scritto che sono nato a Kiev”. “Ok, passiamo a domande più difficili. Qual è il tuo cantante preferito?” “Sì, la so. Il mio cantante preferito è Jimi Hendrix”. “E mi sapresti dire qual è il significato della tua canzone?” E via dicendo.
(Alekseev che risponde alle domande come se avesse un copione scritto da seguire…)
(Interview Room sul lungofiume, piano superiore)

Ogni strumento a corda ha la tristezza imprigionata in sé stesso. Ogni suoo di chitarra ha una sonorità malinconica, e quando questa sonorità malinconica tocca una corda vigrante che ho dentro, nel momento giusto, quando sono predisposto, amplifica la malinconia propria della lontananza. Tanto che non riesco a scrivere senza stringere i pugni, o mi devo fermare quando un singhiozzo vorrebbe scuotermi. Non avrei creduto di dover per forza appoggiare quella penna, stringere i pugni e appoggiare il mento sulle mani congiunte.
(Ascoltando a cena Gracia Maria, fadista)

Comments

comments