Torna anche quest’anno il nostro diario dedicato alla città che ospita l’Eurovision Song Contest. Aneddoti, curiosità, informazioni e incontri direttamente da Lisbona, la capitale del Portogallo.

Si me presentate n’antra salita inerpicata che nemmanco un muro, è la volta che scapoccio. (Cit. Io che arranco tra le salite di Lisbona)

Prima della fine di questo Eurovision mi troverete spalmato in parte sui sampietrini delle strade, in parte sui ciottoli di marmo dei marciapiedi della Baixa, che non è così tanto Baixa, se ci trovo troppe strade che salgono con la stessa pendenza di un ascensore, mentre faccio segno ai bravi ragazzi netturbini di aver pietà e passarmi sopra con il loro camioncino.

L’idea di vedere un vario numero di chiese a Lisbona non mi attira più di tanto, nella nostra cultura occidentale impregnata di Cristianesimo, è stata l’arte delle chiese, e poi anche quella dei signori nei loro castelli e nei loro palazzi, ma io preferisco le espressioni artistiche più moderne, senza troppe regole che ti stringono nei loro canoni, seguendo solo l’espressione di sé stessi, che in questo modo assume la forma di arte, come quella di un murales (vedi due scatti da me catturati durante i giri per la città).

Non mi avete fatto niente, non avete avuto niente, den mou kanate tipota, you haven’t gotten nothing, Scambiamoci la pelle in fondo siamo umani, perché la nostra vita non è un punto di vista, e non esiste bomba pacifista, A mirnaja bomba ne sushestvuet, there is no pacifist bomb.

Quando sono riuscito a capire la prima frase di russo in una canzone, era “Igri, katorie mi zazlugili vmeste s toboj”, dal tema delle Olimpiadi di Sochi, che voleva dire all’incirca “I giochi che abbiamo meritato insieme a te”. Ma è successo anche diverse volte in maniera diversa, con il video che andava da una parte e io che seguivo il testo scritto dall’altra. Quando quelle parole, che continui a guardare, assumono tutto d’un tratto un significato compiuto, una appresso all’altra, e riesci a comporre una frase di senso compiuto, è come se un cielo pieno di nuvole grige cariche di pioggia si rasserenasse in un attimo. E ti senti rinascere.

Ma direi che è la stessa sensazione a cui puntano i sottotitoli della nostra canzone.

Comments

comments