Si è da poco conclusa la Jury Final 2019, serata nella quale esprimono il proprio voto le giurie internazionali di tutti i 41 paesi partecipanti, 5 membri per ogni nazione. Riportiamo le sensazioni live ed anticipiamo il fantastico show che ci attenderà ormai, visto l’orario di notte fonda, tra poche ore.

Il giudizio dei giurati si deve fondare, come da direttive ufficiali, su 4 elementi (qui il nostro articolo dedicato):

  • capacità vocale del cantante;
  • performance;
  • composizione ed originalità della canzone;
  • impressione generale

Siamo stati quindi in arena e possiamo esprimervi quelle che sono state le sensazioni e l’effetto percepito dai fortunati presenti e possessori di un biglietto, esperienza che consigliamo caldamente ai nostri lettori, perché L’Eurovision Song Contest è da vivere dal vivo, in arena, per godersi un momento unico e indimenticabile.

Ventisei finalisti per un Grand Final degno di questo nome. Rispetto a quanto riportato nell’articolo relativo alla prima prova generale della finale, contenente le impressioni da tv, possiamo riferire alcune conferme, ma anche “sorprese”.

Purtroppo Serhat (San Marino) è apparso anche oggi sottotono, un po’ com’è accaduto durante la Seconda Semifinale che comunque gli ha regalato il passaggio del turno. Svezia, Islanda, Svizzera e Azerbaijan si confermano duri concorrenti per quello che resta ancora il favorito, Duncan Laurence dei Paesi Bassi. Duncan riesce a incantare anche dal vivo: la sua voce corona un brano delicato ma coinvolgente e la scenografia rapisce l’arena.

Se invece è possibile considerarla una sorpresa, è l’Australia che lascia letteralmente a bocca aperta. La performance in TV è oltremodo suggestiva, ma l’esperienza diretta è ancora migliore! Una resa che fa restare davvero senza fiato, una scenografia studiata e di grandissimo effetto, perfetta per l’esperienza immersiva dello Zero Gravity.

È quindi il turno di Mahmood. Sin dai secondi pre-esibizione, a telecamere spente, è apparso molto concentrato, un ottimo segnale per quella che è stata, una volta partita la base musicale, una prova vocale perfetta. Ha saputo essere carismatico e trascinatore, sicuramente l’esperienza dal vivo è ancora più potente di quella che emerge dalla TV, e questo costituisce forse un minus in quanto l’Eurovision è uno spettacolo musicale, ma ormai televisivo. L’arena ha risposto battendo le mani a ritmo nell’ormai noto “clap, clap” del ritornello, anche se ci si aspettava ancor più coinvolgimento. “Clap-Clap” quindi sì, ma è apparso freddo. A nostro parere la forza di Soldi resta quindi il brano stesso, amato pressoché all’unanimità qui a Tel Aviv.

Una nota conclusiva sul brano sloveno: purtroppo la canzone, in arena, perde tantissimo. Il brano, lento e delicato, viene sopraffatto dal naturale vociare del pubblico e perde tutta la magia che viene trasmessa invece via etere. Si percepisce, in un contrasto surreale, come però i due cantanti cantino l’uno per l’altro, in una fotografia in cui in quell’arena ci sono solo loro due; le restanti 20 000 persone, intente a vociare, non hanno importanza.

L‘interval act è molto coinvolgente, Conchita Wurst, Måns Zelmerlöw, Eleni Foureira e Verka Serduchka si scambiano le rispettive e famose hit, salvo riunirsi tutti assieme intonando Hallelujah, brano con cui Israele vinse l’Eurovision Song Contest nel lontano 1979, uno dei più importanti e noti nella storia di questo concorso musicale.

Sarà certamente una finale stupenda, anche grazie alla confermata presenza di Madonna. Tuttavia, nel dovuto rispetto delle figure musicali più blasonate, ci permettiamo di dire che le vere star di questa finale sono i rappresentanti in gara, l’espressione di ogni singolo Paese che rende coralmente l’unicità mondiale dell’Eurovision Song Contest.

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