Il terzo giorno di prove alla Wiener Stadthalle ha segnato l’inizio delle prove della Seconda Semifinale. Sette delegazioni sono scese in campo per la prima volta per testare scenografie, inquadrature e costumi in vista della diretta di giovedì 14 maggio.
Le sessioni si sono svolte rigorosamente a porte chiuse, lontano dagli occhi del pubblico e della stampa: l’unico modo per seguire l’evoluzione dei lavori è stato affidarsi al Live Blog sul subreddit ufficiale della manifestazione, che ha offerto aggiornamenti in tempo reale su quanto è accaduto nel backstage.
Bulgaria
L’apertura della terza giornata di prove alla Wiener Stadthalle ha offerto un inizio shock per la Seconda Semifinale. La proposta di DARA, intitolata Bangaranga, si è rivelata molto audace e visivamente folle, grazie a una messa in scena che fonde la tradizione bulgara più ancestrale con un’estetica pop contemporanea e disturbante.
Il fulcro narrativo della performance affonda le radici nel rito dei Kukeri, l’antica tradizione bulgara volta a scacciare gli spiriti maligni. Questo si traduce sul palco in una coreografia frenetica e quasi ipnotica dei ballerini, i cui movimenti grotteschi e volti stravolti richiamano lo spirito di esibizioni storiche come quelle di Käärijä o Olly Alexander. DARA assume il ruolo di una sacerdotessa pop moderna, incaricata di guidare questo rituale di purificazione energetica.
I costumi giocano su un netto contrasto cromatico tra nero e rosa. L’artista indossa una gonna e stivali alti neri contrapposti a un top corto e guanti lunghi di un rosa acceso, con un elemento di congiunzione tattile dato da bordature in pelliccia presenti su entrambi i colori. La delegazione bulgara, inoltre, ha letteralmente “catapultato” una casa sul palco, richiamando l’immaginario del Mago di Oz.
La performance subisce una trasformazione radicale nella seconda metà. Grazie a un nuovo arrangiamento musicale creato appositamente per la versione eurovisiva, il brano esplode in una sezione ritmica più potente che segna la sconfitta delle tenebre. In questa fase, la coreografia abbandona la frenesia iniziale per passare a formazioni sincronizzate ed esplosive, a simboleggiare l’espulsione dell’oscurità.
Azerbaigian
JIVA, con il suo brano Just Go, propone una “ballad di lamento” che punta tutto sulla narrazione visiva del distacco amoroso e sulla potenza della sua presenza scenica.
L’ingresso dell’artista è studiato per un impatto televisivo immediato: JIVA emerge da una fitta cortina di fumo, un espediente classico ma sempre efficace per catturare l’attenzione dei telespettatori. Il cuore della scenografia è costituito da imponenti drappeggi di tessuto che fluttuano al vento, ricreando l’atmosfera soffusa di un interno di una casa durante la notte. Questa scelta estetica è declinata su due livelli, attraverso l’uso di tessuti reali presenti fisicamente sul palco e grafiche coordinate che scorrono sui LED wall, amplificando il senso di isolamento e malinconia.
JIVA indossa un abito interamente ricoperto di paillettes nere, rosse e blu che rifrangono la luce a ogni minimo movimento. Sullo sfondo, la regia alterna inquadrature live a filmati in bianco e nero che ritraggono momenti della relazione ormai naufragata.
Il momento di massima tensione narrativa avviene nel finale, quando un ballerino entra in scena per rappresentare l’uomo causa del dolore di JIVA. Il confronto culmina in una “marcia della liberazione”: l’artista si stacca fisicamente e simbolicamente dal suo passato, percorrendo con determinazione la passerella centrale della Stadthalle.
Romania
Alexandra Căpitănescu, con il brano Choke Me, ha presentato una performance che è parsa già pronta per la diretta televisiva, saltando idealmente la fase di rodaggio tipica delle prime sessioni per concentrarsi sulla pura intensità espressiva.
Il concept della messa in scena ruota attorno alla metafora del respiro: un’apertura che simboleggia un’inspirazione brusca e profonda, una tensione trattenuta per l’intera durata dell’esibizione che esplode solo nel climax finale. È un viaggio psicologico serrato, rappresentato come una lotta fisica tra Alexandra e i suoi “pensieri interiori”. Sul palco la band al completo (quattro elementi) supporta l’artista, ma l’attenzione è catturata da una misteriosa sesta presenza scenica, la cui identità e ruolo esatto restano per ora avvolti nel segreto della delegazione rumena.
L’impatto visivo è dominato da una scenografia “elettrica”: tubi luminosi attraversano il palco simulando flussi di corrente costante, creando un’atmosfera carica di energia cinetica. Il costume di Alexandra sottolinea questo carattere aggressivo. L’artista indossa un outfit total black in pelle composto da un corsetto strutturato con colletto e spalline imponenti, completato da intricati giochi di cinghie che si avvolgono lungo le braccia e stivali alti fino al ginocchio.
Lussemburgo
Eva Marija, con il brano Mother Nature, ha portato a Vienna una versione “evoluta” della performance che l’ha vista trionfare nella selezione nazionale, elevando il concept visivo per adattarlo alle imponenti dimensioni della Wiener Stadthalle.
La messa in scena è un vero inno alla vita: il palco si trasforma in un ecosistema dove gli elementi della natura fioriscono letteralmente attorno all’artista. Grazie a un sapiente uso di grafiche e interazioni sceniche, Eva Marija appare come una divinità naturale capace di infondere vita a ciò che la circonda: farfalle, uccelli e boccioli in fiore sembrano reagire al suo passaggio e alla sua voce. L’interazione costante con questi elementi digitali e fisici rende la performance dinamica e visivamente ricca.
Il costume ha subito un restyling rispetto alla finale nazionale. Pur mantenendo la palette cromatica dei “toni della terra”, l’outfit ha abbandonato i pantaloni in favore di un abito a strati, leggero e fluttuante. Questa scelta conferisce a Eva Marija un’aura eterea e quasi ultraterrena, permettendole al contempo una grande libertà di movimento. L’artista utilizza infatti l’intero spazio scenico, correndo e muovendosi con un’energia che viene enfatizzata dai volumi dell’abito.
Cechia
Daniel Zizka, con la sua CROSSROADS, ha deciso di trasporre sul palco l’estetica visiva del suo videoclip ufficiale, trasformando la scena in un caleidoscopio di riflessi e luci.
Il cuore pulsante della performance è un imponente elemento scenografico mobile diviso in quattro parti. Quattro ballerini spostano queste strutture riflettenti durante i tre minuti dell’esibizione, creando un gioco di specchi che moltiplica l’immagine dell’artista. È un continuo susseguirsi di illusioni ottiche e trucchi di camera che sembrano voler disorientare lo spettatore per poi ricondurlo costantemente sulla figura centrale di Daniel.
Tuttavia, nonostante l’imponente apparato visivo, la vera forza della prova è stata la tenuta vocale. Daniel Zizka ha offerto una prestazione impeccabile, sovrapponibile alla versione registrata in studio per precisione e controllo.
Per quanto riguarda il costume, l’artista si è presentato con un completo coordinato azzurro polvere, una scelta cromatica delicata che interagisce bene con i riflessi degli specchi. Tuttavia, la delegazione ceca ha già annunciato che questo outfit è in fase di test e potrebbe essere sostituito nelle prossime sessioni. Grande curiosità resta per il finale: gli ultimi dieci secondi della performance sono stati descritti come “maestosi”, lasciando intendere un climax visivo di forte impatto emotivo.
Armenia
SIMÓN ha portato sul palco della Wiener Stadthalle una narrazione visiva tanto letterale quanto esplosiva: la messa in scena di Paloma Rumba trasforma il set in un ufficio che viene letteralmente messo a soqquadro come atto finale di ribellione lavorativa.
Il concept è dinamico e caotico: la scenografia presenta 16 pile di scatole d’archivio che diventano parte integrante della coreografia, finendo per essere distrutte durante il numero. La performance è un tour de force fisico per SIMÓN, che tra salti mortali all’indietro e acrobazie dimostra un’atleticità fuori dal comune. L’inizio è iconico, con l’artista sospeso a testa in giù dai ballerini (che interpretano i colleghi d’ufficio), per poi concludersi con una posa trionfale sopra di loro, a simboleggiare la riconquistata libertà personale. L’Armenia rompe la “quarta parete”: in un momento di pura euforia, SIMÓN afferra direttamente la telecamera, portando i telespettatori dentro il cuore del suo “licenziamento collettivo”.
I costumi seguono la narrazione: l’artista inizia con un abbigliamento da ufficio rivisitato in chiave glamour (definito “yassified”), per poi culminare in un audace reveal. L’outfit finale, composto da tessuti minimi e leggeri, promette di far discutere e di non passare inosservato.
Svizzera
Veronica Fusaro, con il brano Alice, propone una messa in scena cruda e simbolica che affronta il tema della violenza domestica attraverso una metafora visiva costante: la corda.
La performance rompe subito la quarta parete con un “tiro alla fune” metaforico tra l’artista e la telecamera, dove il cavo del microfono diventa una fune tesa. L’elemento centrale della scenografia è un’imponente struttura cubica che funge da gabbia, le cui sbarre sono costituite da intrecci di corda rosso sangue. Quattro ballerine, anch’esse avvolte in drappeggi di corda rossa, interagiscono con Veronica rappresentando i legami invisibili e oppressivi che intrappolano le vittime.
Veronica indossa un tailleur pantalone nero dal taglio militare, arricchito da una pioggia di strass che decorano la giacca corta e le cuciture laterali dei pantaloni. Le spalline piumate conferiscono un tocco extra di glamour al suo outfit.
Il climax della performance vede Veronica liberarsi dalla struttura per imbracciare la sua chitarra. L’inquadratura finale è di forte impatto emotivo e simbolico: l’artista, inginocchiata a terra, utilizza la corda rossa per comporre il nome “Alice”.
Con la potente performance della Svizzera si chiude questa prima tranche di prove dedicate alla Seconda Semifinale.
Il racconto della giornata, però, si sposta sui canali social ufficiali dell’Eurovision Song Contest (Instagram e Facebook), sono in fase di pubblicazione i video saluti esclusivi degli artisti. Inoltre, da domani, saranno disponibili le gallerie fotografiche ufficiali.
L’appuntamento è per domani mattina: la Wiener Stadthalle riaprirà i battenti per la quarta giornata di prove.
Immagine in evidenza EBU/ORF



