La Prima Semifinale dell’Eurovision Song Contest 2026, svoltasi alla Wiener Stadthalle di Vienna, è stata segnata da alcune contestazioni. Nonostante il clima di festa che caratterizza solitamente la kermesse, la partecipazione di Israele ha scatenato proteste all’interno dell’arena.
Cori in diretta e allontanamenti
Il momento di massima tensione si è verificato durante l’esibizione di Noam Bettan, rappresentante israeliano. Non appena l’artista è salito sul palco, dal pubblico si sono levati nitidi i cori di “Fermate il genocidio”. La protesta è stata chiaramente udibile dai telespettatori a causa della scelta editoriale dell’emittente austriaca ORF di non manipolare l’audio ambientale.
In merito all’accaduto, l’European Broadcasting Union (EBU) ha confermato l’allontanamento di alcuni spettatori. In una nota congiunta rilasciata a The Journal, l’EBU e l’ORF hanno spiegato la dinamica:
Un pubblico di 10.000 fan nella Wiener Stadthalle alla prima semi-finale del 70° Eurovision Song Contest a Vienna ha salutato ogni artista con entusiasmo questa sera. Come precedentemente annunciato, l’ORF sta trasmettendo un segnale audio pulito dal vivo dai microfoni del pubblico prima e durante la canzone di ogni artista. Un membro del pubblico, vicino a un microfono, ha espresso ad alta voce le proprie opinioni mentre l’artista israeliano iniziava la sua esibizione, e durante la canzone, cosa che è stata udita durante la trasmissione in diretta. Successivamente è stato rimosso dalla sicurezza per aver continuato a disturbare il pubblico. Altre tre persone sono state rimosse dall’arena dalla sicurezza per comportamento di disturbo.
Le autorità hanno infatti confermato che il totale dei provvedimenti non si è limitato a un singolo individuo, ma che a il numero totale di spettatori espulsi ammonta a quattro.
La politica della “trasparenza”
A differenza dell’edizione precedente tenutasi a Basilea, dove i fan avevano lamentato una censura dei fischi tramite il mixaggio audio, quest’anno l’organizzazione ha optato per il realismo. Il produttore esecutivo Michael Kroen aveva già chiarito questa posizione:
Non addolciremo nulla né eviteremo di mostrare ciò che sta accadendo, perché il nostro compito è mostrare le cose come sono.
Tuttavia, è stato notato come nel video dell’esibizione caricato successivamente sul canale YouTube ufficiale dell’Eurovision, i cori di protesta non siano udibili, a differenza di quanto avvenuto durante la diretta.
Boicottaggio e sicurezza
Come noto cinque nazioni (Irlanda, Islanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna) hanno scelto di boicottare l’edizione 2026 proprio a causa della presenza di Israele. Nonostante le contestazioni e i fischi — per i quali Bettan ha dichiarato di essersi preparato facendo in modo che “il suo team lo fischiasse durante le prove” — Israele è riuscito a qualificarsi per la Grande Finale di sabato.
Mentre all’interno dell’arena sventolavano sia bandiere israeliane che palestinesi (queste ultime non vietate dal regolamento dell’ORF), all’esterno della Stadthalle si è tenuta una delle numerose manifestazioni di protesta previste per la settimana. La kermesse proseguirà domani con la Seconda Semifinale, ma l’attenzione resta alta per l’atto conclusivo di sabato.
