La rivoluzione annunciata da Stefano De Martino per Sanremo 2027 continua a far discutere. Per la prima volta dal ritorno dell’Italia all’Eurovision Song Contest, infatti, il vincitore del Festival non rappresenterà automaticamente il nostro Paese alla manifestazione europea: il rappresentante italiano sarà scelto durante una speciale “Serata Performance”, in programma il venerdì sera del Festival.
Una novità destinata a modificare profondamente un meccanismo che, dal 2015 a oggi, ha accompagnato alcuni dei migliori risultati italiani nella storia recente dell’Eurovision.
A difendere questa scelta è stato Williams Di Liberatore, direttore dell’Intrattenimento Prime Time Rai, intervistato da Fanpage.
Quello dell’internazionalizzazione rappresenta proprio il modello della mia direzione Intrattenimento Prime Time sugli eventi. Per il Festival, internazionalizzare significa anche introdurre la famosa “serata performance”, che serve a definire l’artista che poi va all’Eurovision. Si crea una serata evento all’interno del Festival che diventa più di una serata normale.
Di Liberatore ha poi spiegato perché, a suo avviso, questa nuova formula possa rappresentare un valore aggiunto.
Avendo frequentato e visto Eurovision, so che la valutazione della performance e della musica non passa solo dall’ascolto, ma anche dall’aspetto visivo. All’Eurovision vincono le performance complete: visual, coreografie, effetti speciali, sonorità e parole. Resta, naturalmente, la base della canzone italiana, ma si dà un assist evolutivo all’interno di una serata speciale del Festival. Non abbiamo questo tipo di paura.
Secondo il dirigente Rai, inoltre, l’azienda è pronta a sostenere questo nuovo progetto anche dal punto di vista produttivo.
È uno sforzo grande che la Rai e lo staff della direzione artistica fanno. Lo staff va alimentato da figure professionali che possano dare valore a Sanremo, che è un sistema evolutivo negli anni e deve sempre crescere. Abbiamo ottime maestranze Rai in continuo aggiornamento; l’insieme dello staff e dell’azienda si impegnerà per avere un’evoluzione anche in questo senso.
Le dichiarazioni arrivano pochi giorni dopo la presentazione del nuovo format del Festival, durante la quale Stefano De Martino ha confermato che il venerdì sera sarà interamente dedicato alla selezione italiana per l’Eurovision, separando quindi il vincitore di Sanremo dall’artista che volerà alla competizione europea.
Una formula che negli ultimi undici anni ha dato risultati eccezionali
L’obiettivo dichiarato dalla Rai è quello di selezionare un artista già pronto ad affrontare il palco dell’Eurovision. Tuttavia, il cambio di regolamento lascia inevitabilmente qualche interrogativo.
Dal 2015, anno in cui il vincitore del Festival di Sanremo ha acquisito il diritto di rappresentare l’Italia all’Eurovision (salvo rinuncia), il nostro Paese è diventato una delle nazioni più competitive della manifestazione.
I risultati ottenuti dall’Italia negli ultimi undici anni parlano da soli. Dal 2015 a oggi è arrivata una vittoria con i Måneskin nel 2021, accompagnata da un secondo posto con Mahmood nel 2019, un terzo posto con Il Volo nel 2015 e un quarto posto con Marco Mengoni nel 2023. A questi si aggiungono tre quinti posti, conquistati da Ermal Meta e Fabrizio Moro nel 2018, Lucio Corsi nel 2025 e Sal Da Vinci nel 2026, oltre a due sesti posti ottenuti da Francesco Gabbani nel 2017 e dal duo Mahmood e Blanco nel 2022. Completa il quadro il settimo posto di Angelina Mango nel 2024, mentre Francesca Michielin, sedicesima nel 2016, rappresenta l’unica eccezione, essendo l’unica artista italiana a non essere riuscita a conquistare un piazzamento nella Top 10 dell’Eurovision in questo periodo.
È quindi inevitabile chiedersi se fosse davvero necessario modificare una formula che ha consentito all’Italia di diventare una delle grandi protagoniste dell’Eurovision moderno.
I limiti del palco dell’Ariston
C’è poi un altro elemento che merita una riflessione. L’idea di giudicare una performance “in ottica Eurovision” rischia infatti di scontrarsi con i limiti strutturali del Teatro Ariston.
Per quanto la Rai possa investire nella regia e nella realizzazione dello spettacolo, il palco dell’Ariston non può competere con quello dell’Eurovision Song Contest, progettato per ospitare produzioni televisive di livello internazionale. All’Eurovision gli artisti possono contare su led wall giganteschi, pavimenti video, scenografie automatizzate, effetti speciali, impianti luce di ultimissima generazione e tecnologie sceniche che il teatro sanremese, per dimensioni e caratteristiche, non può offrire. Per questo motivo, valutare una “performance eurovisiva” sul palco dell’Ariston potrebbe restituire solo una rappresentazione parziale di ciò che gli artisti saranno realmente in grado di realizzare qualche mese dopo sul palco europeo.
La sfida lanciata dalla Rai è senza dubbio ambiziosa e potrebbe aprire una nuova fase nella storia del Festival. Resta però una domanda destinata ad accompagnare il dibattito dei prossimi mesi: aveva davvero senso cambiare una formula che, dal 2015 a oggi, ha portato l’Italia stabilmente ai vertici dell’Eurovision Song Contest?



