- Data: sabato 9 maggio 1998
- Luogo: National Indoor Arena, Birmingham
- Televisione: BBC
- Presentatori: Ulrika Jonsson e Terry Wogan
- Partecipanti: 25 paesi
- Interval Act: Jupiter – The Bringer Of Jollity (Vanessa Mae & Lesley Garrett with others)
- Votazione: ogni paese assegna 12, 10, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2 e 1 punto alle dieci canzoni preferite
- Vincitore: Israele – Dana International
L’Eurovision Song Contest 1998 si svolse il 9 maggio 1998 a Birmingham, nel Regno Unito, dopo la vittoria dei Katrina and the Waves con Love Shine a Light nell’edizione precedente. La quarantatreesima edizione della manifestazione è ricordata come una delle più importanti di sempre grazie allo storico successo di Dana International, prima artista transgender a vincere l’Eurovision Song Contest.
L’edizione segnò anche un’importante svolta nel sistema di votazione, con l’estensione del televoto alla maggior parte dei Paesi partecipanti.
Birmingham ospita l’Eurovision
La finale si svolse presso la National Indoor Arena di Birmingham.
A condurre la serata furono Sir Terry Wogan, storica voce dell’Eurovision nel Regno Unito, e Ulrika Jonsson, conduttrice televisiva svedese naturalizzata britannica. L’organizzazione della BBC ricevette ampi consensi per la qualità dello spettacolo, confermando la grande esperienza dell’emittente britannica nella realizzazione del concorso.
Venticinque Paesi in gara
L’edizione del 1998 vide la partecipazione di 25 nazioni. Rispetto all’anno precedente tornarono in gara Belgio, Finlandia, Israele, Macedonia del Nord (al debutto con la denominazione di Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia), Romania e Slovacchia, mentre non parteciparono Austria, Bosnia ed Erzegovina, Danimarca, Islanda, Italia e Russia. Per l’Italia si trattò dell’inizio di una lunga assenza: dopo la partecipazione dei Jalisse nel 1997, la RAI decise infatti di ritirarsi nuovamente dalla competizione. Il ritorno sarebbe arrivato soltanto nel 2011.
| ORDINE | PAESE | INTERPRETE | TITOLO | PUNTEGGIO | POSIZIONE | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Croazia | Danijela Martinović | Neka mi ne svane | 131 | 5 | |
| 2 | Grecia | Thalassa/Θάλασσα | Mia krifi evesthisia/Μια κρυφή ευαισθησία | 12 | 20 | |
| 3 | Francia | Marie Line Marolany | Où aller | 3 | 24 | |
| 4 | Spagna | Mikel Herzog | ¿Qué voy a hacer sin ti? | 21 | 16 | |
| 5 | Svizzera | Gunvor Guggisberg | Lass ihn | 0 | 25 | |
| 6 | Slovacchia | Katarína Hasprová | Modlitba | 8 | 21 | |
| 7 | Polonia | Sixteen | To takie proste | 19 | 17 | |
| 8 | Israele | Dana International/דנה אינטרנשיונל | Diva/דיוו | 172 | 1 | |
| 9 | Germania | Guildo Horn & Die Orthopädischen Strümpfe | Guildo hat euch lieb! | 86 | 7 | |
| 10 | Malta | Chiara Siracusa | The one that I love | 165 | 3 | |
| 11 | Ungheria | Charlie | A holnap már nem lesz szomorú | 4 | 23 | |
| 12 | Slovenia | Vili Resnik | Naj bogovi sliijo | 17 | 18 | |
| 13 | Irlanda | Dawn Martin | Is always over now? | 64 | 9 | |
| 14 | Portogallo | Alma Lusa | Se eu te pudesse abraçar | 36 | 12 | |
| 15 | Romania | M?lina Olinescu | Eu cred | 6 | 22 | |
| 16 | Regno Unito | Imaani Saleem | Where are you | 166 | 2 | |
| 17 | Cipro | Michael Hajiyanni/Μιχάλης Χατζηγιάννης | Yenesis/Γένεσις | 37 | 11 | |
| 18 | Paesi Bassi | Edsilia Rombley | Hemel en aarde | 150 | 4 | |
| 19 | Svezia | Jill Johnson | Kärleken är | 53 | 10 | |
| 20 | Belgio | Mélanie Cohl | Dis Oui | 122 | 6 | |
| 21 | Finlandia | Edea | Aava | 22 | 15 | |
| 22 | Norvegia | Lars Fredriksen | Alltid sommer | 79 | 8 | |
| 23 | Estonia | Koit Toome | Mere lapsed | 36 | 12 | |
| 24 | Turchia | Tüzmen | Unutamazsin | 25 | 14 | |
| 25 | Macedonia del Nord | Vlado Janevski/Владо Јаневски | Ne zori, zoro/Не зори, зоро | 16 | 19 | |
L’estensione del televoto
Dopo il successo dell’esperimento del 1997, l’EBU estese il televoto alla maggior parte dei Paesi partecipanti. Per la prima volta furono gli spettatori, e non le giurie professionali, a determinare quasi interamente il risultato finale. Solo alcuni Paesi continuarono a utilizzare le giurie tradizionali per motivi tecnici. L’introduzione del televoto contribuì a rendere la competizione ancora più popolare e partecipata.
La storica vittoria di Dana International
A conquistare il primo posto fu Israele, rappresentato da Dana International con la canzone “Diva”.
Il brano ottenne 172 punti, superando il Regno Unito e Malta e regalando a Israele la terza vittoria nella storia dell’Eurovision Song Contest. Il successo di Dana International ebbe una risonanza mondiale. La cantante divenne infatti la prima artista transgender a vincere l’Eurovision, trasformandosi rapidamente in un simbolo internazionale di inclusione, libertà e rappresentazione.
Una vittoria che fece discutere
La partecipazione di Dana International fu accompagnata da numerose polemiche, soprattutto in Israele, dove alcuni ambienti religiosi e conservatori contestarono la sua candidatura. Nonostante le critiche, la cantante conquistò il pubblico europeo e la sua vittoria contribuì a rafforzare l’immagine dell’Eurovision come manifestazione aperta alla diversità e all’inclusione. Ancora oggi Diva è considerata una delle canzoni più iconiche nella storia del concorso.
Le curiosità dell’edizione 1998
L’Eurovision Song Contest 1998 è ricordato per diversi motivi storici:
- Parteciparono 25 Paesi.
- Debuttò la Macedonia del Nord (all’epoca Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia).
- L’Italia iniziò una lunga assenza che sarebbe terminata soltanto nel 2011.
- Il televoto venne esteso alla maggior parte dei Paesi partecipanti.
- Dana International regalò a Israele la sua terza vittoria.
- Diva è considerata una delle canzoni simbolo dell’Eurovision moderno.
L’eredità di Birmingham 1998
L’edizione del 1998 rappresenta uno dei momenti di maggiore svolta nella storia dell’Eurovision Song Contest. La vittoria di Dana International contribuì a rendere il concorso un punto di riferimento internazionale per la valorizzazione della diversità, mentre l’estensione del televoto trasformò profondamente il modo in cui il pubblico viveva la competizione.
A distanza di oltre venticinque anni, Birmingham 1998 continua a essere ricordata come una delle edizioni più influenti dell’Eurovision, capace di lasciare un segno sia dal punto di vista musicale sia sotto il profilo culturale e sociale.